Il Bushido




Il Bushido, la via del guerriero, è il codice di condotta, e un modo di vita, stilato da Tsuramoto Tashiro che raccolse le regole scritte dal monaco-samurai Yamamoto Tsunemoto (1659-1719) nel famoso testo Hagakure "All'ombra delle foglie". Il Codice, adottato dai guerrieri giapponesi, si differenzia dagli altri addestramenti militari nel mondo perché raccoglie, oltre alle norme di disciplina militari, anche quelle morali che presero forma in Giappone durante gli shogunati di Kamakura (1185-1333) e Muromachi (1336-1573), e che furono formalmente definite ed applicate nel periodo Tokugawa (1603-1867). Il Codice del Bushido, ispirato ai principi del buddhismo e del confucianesimo adattati alla casta dei guerrieri, esigeva il rispetto dei valori di onestà, lealtà, giustizia, pietà, dovere e onore che dovevano essere perseguiti fino alla morte. Il venir meno a questi principi causava il disonore del guerriero, che espiava commettendo il seppuku, il suicidio rituale.


Lo Zen


Lo Zen è la via per giungere al dominio del pensiero al di là di ogni discriminazione,al di là di tutte le categorie, e ingloba tutte le espressioni del linguaggio. Questa dimensione può essere raggiunta attraverso la pratica dello Zazen e del Bushido. In Giappone alcune arti sono specificamente Zen, come la cerimonia del te, l'arte di disporre i fiori e l'arte della ceramica. Altre furono profondamente trasformate e per così dire ricreate dallo Zen, come la calligrafia e le arti marziali.


Nascita del BUSHIDO


Il termine Bushidō 武士道 indica l’insieme di regole etiche e virtù morali che i samurai erano tenuti ad osservare. Nonostante risalga al periodo Tokugawa, durante il quale si ebbe una vera e propria codificazione dei valori samuraici, già nel Kojiki e nel Nihonshoki dell’VIII secolo apparve il termine budō 武道 che si riferiva alle tattiche militari utilizzate da gruppi di ufficiali, bukan, la cui responsabilità primaria era la sicurezza della corte imperiale. Successivamente sostituì la designazione primitiva kyū ba no michi (la via dell’arco e del cavallo). Il significato letterale della parola bushidō è : “Via del guerriero”, dove il carattere bu 武 esprime il concetto di guerriero ed è composto, a sua volta, da due ideogrammi: tomaru 止, a sinistra, che significa sia “dominare” che “fermare” e, a destra, dall’ideogramma hoko 弋 che significa “alabarda”. Il secondo carattere si legge shi 士 e rappresenta “l’uomo” nella sua valenza spirituale, mentre il terzo carattere 道, dō o michi, significa “via”, “sentiero”, ma
anche “modo”, indicando allegoricamente la Via della realizzazione spirituale, quella che conduce al satori (termine zen che si riferisce all’illuminazione) e al compimento del sé.

Nitobe Inazō individuò due tipologie di bushidō: uno guerriero e uno confuciano. Il primo corrisponderebbe al periodo Kamakura (1185-1333) e Momoyama (1573-1615) ed è ricordato nei racconti epici giapponesi come lo Heike Monogatari, il Soga Monogatari, ed altre opere dello stesso genere, mentre, il bushidō “confuciano” si svilupperà nel periodo Tokugawa (1615-1868) per diventare un vero e proprio codice morale.
Il bushidō “guerriero” ha quindi inizio nell’epoca di Kamakura, quando la classe guerriera occupò il vertice della gerarchia sociale, ma già nella lontana epoca Heian (794-1185) l’imperatore Kanmu, trasferita la capitale da Nara a Kyōto, fondò la prima accademia per lo studio e la pratica delle arti marziali chiamata Butokuden “Sala dei Valori del Combattimento”. Bisogna sottolineare che nel periodo Heian i samurai avevano il compito di amministrare e difendere i possedimenti terrieri dei nobili che vivevano a corte: essi erano, fondamentalmente, dei semplici servitori.
Tsuchida Naoshige, nella sua opera riguardante il sistema burocratico del tardo periodo Heian, sottolinea infatti che la parola samurai 侍, si riferiva a un rango sociale che veniva dopo i nobili di corte (kugyo 公卿) e dopo la nobiltà di quarto e quinto grado (shotaihu 諸大夫).
Inizialmente lo shotaihu serviva come ufficiale domestico l’ex imperatore e i reggenti; il samurai, invece, serviva in case meno influenti e poteva essere promosso non oltre la carica di guardia comunale (hogan 判官).
Secondo il dizionario di filologia arcaica, la parola samurai derivava dal verbo saburau che significa “servire ”, quindi il suo significato originale sembra non avere nessuna connotazione militare. Per questo motivo nel Vocabulairio da lingua de Japao, un dizionario di portoghese-giapponese compilato nel 1603 dai Gesuiti in Giappone, i termini bushi e samurai non vengono mai utilizzati come sinonimi:

bushi= soldado “soldato”
samurai/saburai= bomem bonrado “persona onorevole”

La figura storica del samurai nacque, quindi, già nella realtà sociale dell’epoca Heian, durante la quale l’aristocrazia di corte diede vita ad una delle epoche più raffinate nella storia del Giappone, astraendosi però dai problemi reali del paese e chiudendosi sempre più in un mondo fatto di poesia, musica, arte, fino a perdere il controllo dei propri possedimenti, anche a causa di ribellioni e lotte intestine. Nello stesso periodo l’aristocrazia provinciale iniziò a trasformarsi in élite militare e da quel
momento in poi samurai divenne il termine con il quale si faceva riferimento ai guerrieri o uomini d’armi e fu usato intercambiabilmente con il termine bushi, che inizialmente designava i guerrieri delle regioni orientali, conosciuti come kantō bushi: uomini bellicosi e rozzi ma abilissimi nell’uso della spada, i quali, lontano dalle raffinatezze di Kyōto, si erano trasformati e arricchiti, rendendosi indipendenti dal governo centrale; infatti, verso la fine del 1100 avevano quasi tutto il territorio giapponese sotto il proprio controllo. L’epoca Heian si chiudeva con la guerra Genpei (1180-1185) che vide schierati l’uno contro l’altro i due potenti casati dei Taira (Heike) e dei Minamoto (Genji). La guerra finiva con la famosa battaglia di Dan no Ura (1185), con la disfatta dei Taira e la vittoria di Minamoto no Yoritomo, il quale creò il bakufu 幕府, “Governo
della tenda”, la cui posizione politica fu riconosciuta solo nel 1192, quando la corte nominò Minamoto no Yoritomo Sei-i-tai Shōgun “vincitore dei barbari” o “generalissimo”. Questo titolo gli conferiva l’autorità militare, e divenne tradizionale per i dittatori ereditari che avrebbero controllato il Giappone per circa sette secoli. Sarà da questo momento in poi che la classe samuraica otterrà la sua affermazione sia militare che politica, ed il samurai, o bushi, diventerà personaggio storico di primissimo piano che, con la sua visione del mondo, darà origine, come accennato prima, al bushidō “guerriero”.

Nunzia Castravelli

Ringraziamo la Dott.ssa Castravelli per questa "pillola di Bushido" tratta dal suo libro: "Bushido: nascita ed evoluzione della via del guerriero"


Breve storia della via dei samurai


La “via dei samurai” parte dall’epoca di Kamakura (1185-1333) quando, attraverso l’instaurazione del sistema feudale, la casta guerriera occupò il vertice della gerarchia sociale ottenendo un potere che durò settecento anni fino al secondo dopoguerra, quando l’ideologia samuraica fu ripudiata perché simbolo di fanatismo che aveva portato il Giappone alla rovina. Da allora i valori dei samura si sono adattati e modificati nei vari contesti storici.

A partire dall’era Meiji i valori dei samurai sono stati strumentalizzati dal governo allo scopo di rafforzare il sentimento nazionalistico e di fedeltà nei confronti dell’imperatore. Dal periodo feudale nasce il bushido guerriero, e l’etica samuraica cambiò a causa dell'influenza che ebbe il buddhismo zen sull’arte militare e sullo spirito dei samurai attraverso i valori dello shugyo (autodisciplina), del mentoku (onore), e del mushin (la non mente).

Dal 1603 al 1868 attraverso il lungo periodo di pace dell'era Tokugawa, l’adozione del sistema etico confuciano e la conseguente trasformazione della classe samuraica da elite guerriera a elite burocratica (con la fusione di ideali feudali e confuciani) portò alla codificazione dei valori samuraici e alla nascita del cosiddetto “bushido confuciano”, i cui ideali di coraggio (yu), lealtà (chugi), sincerità (makoto), autodisciplina (shugyo) e benevolenza (jin) furono alla base del sistema shogunale.

Lo sfruttamento degli ideali dei samurai fu intensificato durante l’era Meiji quando, con l’apertura verso l’occidente, la classe samuraica fu abolita ma i suoi ideali rimasero in vita. Nel “Rescritto imperiale sull’educazione” emanato nel 1890, che fissava i principi spirituali che dovevano ispirare le nuove generazioni, vennero utilizzati come base ideologica i principi confuciani e quelli del bushido.
Attraverso una ferrea propaganda nazionalistica e imperialistica il concetto di fedeltà, chugi verso il proprio signore verrà ridefinito, dandogli nuovo significato e orientamento: la vera lealtà era dovuta solo all’imperatore.

Durante il secondo conflitto mondiale il bushido subì una forte strumentalizzazione a causa dell’identificazione dei kamikaze con l’ideologia samuraica e l’estetizzazione del militarismo ad opera del governo militare.


Il significato dell'ideogramma Bushido


Bushido è scritto con i tre ideogrammi:

"Bu"

"Shi"

"Do"

L'ideogramma "Bu" esprime il concetto di Guerriero ed è a sua volta composto dal segno di "Alabarda" (o "Lancia") e dall’ideogramma "Toma(Ru)" che significa "Dominare" (o "Fermare"). Questo ideogramma esprime l’idea dell’alabarda (o della lancia) che soggioga gli avversari.
"Shi" è il termine che significa "Gentiluomo" o "Cavaliere", la classe sociale dei "Samurai". Questa classe sociale costituisce la prima delle quattro classi in cui si divideva la società giapponese: Shi, Ho, Ko, Sho ovvero militari, contadini, artigiani e mercanti. "Do" significa "La via".
Lo Zen, il Bushido e le arti marziali

Quando lo Zen giunse in Giappone, il paese era dilaniato da guerre civili, violenze, massacri e deportazioni di massa. Fu lo spirito Zen a trasformare le tecniche brutali della guerra in arti che avevano come fine non l'efficacia bellica, ma la ricerca di sé e il perfezionamento interiore di chi le praticava.
Il corpo, la spada, l'arco e le frecce si trasformarono da strumenti di morte in supporti della meditazione.
Il combattimento divenne puramente spirituale, il nemico fu individuato in se stessi, nelle illusioni dell'ego che impediscono all'uomo di vedere la sua reale natura, e che si devono implacabilmente distruggere.

La fusione del Buddhismo e dello Shintoismo ha permesso la nascita del Bushido, la Via del samurai.

Il samurai deve dimostrare impassibilità e autocontrollo in ogni circostanza e grazie allo Zen impara ad avere padronanza di sè stesso in qualsiasi situazione.

Il credo del guerriero

Non ho genitori
faccio del cielo e della terra i miei genitori.

Non ho casa
il Tanden* e' la mia casa.

Non ho alcun potere divino
faccio dell'onesta' il mio potere divino.

Non ho mezzi
faccio della Docilita' i miei mezzi.

Non ho potere magico
faccio della personalita' il mio magico potere.

Non ho ne' vita ne' morte
faccio di un "Um"** la mia vita e la mia morte.

Non ho corpo
faccio dello stoicismo il mio corpo.

Non ho occhi
faccio del lampo i miei occhi.

Non ho orecchie
faccio della sensibilita' le mie orecchie.

Non ho membra
faccio della mia prontezza i miei arti.

Non ho leggi
faccio della mia difesa la mia legge.

Non ho strategia
faccio del diritto di uccidere e di ridare vita la mia strategia.

Non ho progrtti
faccio della capacità di cogliere l'opportunita' il mio progetto.

Non ho miracoli
faccio delle giuste leggi il mio miracolo.

Non ho principi
faccio dell'adattabilita', a tutte le circostanze, il mio principio.

Non ho tattiche
faccio del vuoto e della pienezza la mia tattica.

Non ho talento
faccio della prontezza della mia mente il mio talento.

Non ho amici
io faccio della mia mente il mio amico.

Non ho alcun nemico
faccio dell'avventatezza il mio nemico.

Non ho alcuna armatura
faccio della mio benevolenza la mia armatura.

Non ho castello
faccio della fermezza della mia mente il mio castello.

Non ho spada
faccio della mia mente la mia spada


*Tanden (giapponese) o Dantian (cinese)
letteralmente "campo rosso" viene tradotto come "campo dell'elisir". Individua un punto importante per le tecniche meditative e si può localizzare come il "centro di gravita'" fisico nell'addome (circa tre dita sotto e due dita dietro l'ombelico dove risiede il Ki, l'energia vitale.

** "Um" l'arte di saper regolare il proprio respiro
In virtù di questa meravigliosa influenza nacque il codice dei samurai "Bushido", insieme di principi morali, codice d'onore, disciplina cavalleresca che ha come fine il perfezionamento delle qualità fisiche e morali dell'uomo, che sono il coraggio, la semplicità e la frugalità, la lealtà e la giustizia, la generosità e il disprezzo della morte che può esser sintetizzata in sette punti fondamentali:

I Sette Principi del Bushido





Gi, Onestà e Giustizia

Sii scrupolosamente onesto nei rapporti con gli altri, credi nella giustizia che proviene non dalle altre persone ma da te stesso. Il vero Samurai non ha incertezze sulla questione dell'onestà e della giustizia. Vi è solo ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

Yu, Eroico Coraggio

Elevati al di sopra delle masse che hanno paura di agire, nascondersi come una tartaruga nel guscio non è vivere. Un Samurai deve possedere un eroico coraggio, ciò è assolutamente rischioso e pericoloso, ciò significa vivere in modo completo, pieno, meraviglioso. L'eroico coraggio non è cieco ma intelligente e forte.

Jin, Compassione

L'intenso addestramento rende il samurai svelto e forte. È diverso dagli altri, egli acquisisce un potere che deve essere utilizzato per il bene comune. Possiede compassione, coglie ogni opportunità di essere d'aiuto ai propri simili e se l'opportunità non si presenta egli fa di tutto per trovarne una.

Rei, Gentile Cortesia

I Samurai non hanno motivi per comportarsi in maniera crudele, non hanno bisogno di mostrare la propria forza. Un Samurai è gentile anche con i nemici. Senza tale dimostrazione di rispetto esteriore un uomo è poco più di un animale. Il Samurai è rispettato non solo per la sua forza in battaglia ma anche per come interagisce con gli altri uomini.

Makoto oppure Shin, Completa Sincerità

Quando un Samurai esprime l'intenzione di compiere un'azione, questa è praticamente già compiuta, nulla gli impedirà di portare a termine l'intenzione espressa. Egli non ha bisogno né di "dare la parola" né di promettere. Parlare e agire sono la medesima cosa.

Meiyo, Onore

Vi è un solo giudice dell'onore del Samurai: lui stesso. Le decisioni che prendi e le azioni che ne conseguono sono un riflesso di ciò che sei in realtà. Non puoi nasconderti da te stesso.

Chugi, Dovere e Lealtà

Per il Samurai compiere un'azione o esprimere qualcosa equivale a diventarne proprietario. Egli ne assume la piena responsabilità, anche per ciò che ne consegue. Il Samurai è immensamente leale verso coloro di cui si prende cura. Egli resta fieramente fedele a coloro di cui è responsabile.

Pagina aggiornata domenica 17 gennaio 2021


Il segreto della salute fisica e mentale non sta nel lamentarsi del passato, né del preoccuparsi del futuro, ma nel vivere il momento presente con saggezza e serietà.
La vita può avere luogo solo nel momento presente. Se lo perdiamo, perdiamo la vita. L'amore nel passato è solo memoria. Quello nel futuro è fantasia.
Solo qui e ora possiamo amare veramente. Quando ti prendi cura di questo momento, ti prendi cura di tutto il tempo.

Siddhartha Gautama




Per noi i guerrieri non sono quello che voi intendete. Il guerriero non è chi combatte, perché nessuno ha il diritto di prendersi la vita di un altro.
Il guerriero per noi è chi sacrifica se stesso per il bene degli altri.
E’ suo compito occuparsi degli anziani, degli indifesi, di chi non può provvedere a se stesso e soprattutto dei bambini, il futuro dell’umanità.

Toro Seduto




Ad ogni forza si contrappone una controforza.
La violenza, anche prodotta da buone intenzioni,
rimbalza sempre su chi l’ha generata.

Yamaoka Tesshu