Il maestro zen Ryōan camminava ogni mattina lungo il fiume, dove l’acqua portava via foglie e rami senza trattenere nulla. Un giorno un giovane monaco arrivò al tempio con il volto teso.
“Maestro,” disse, “non riesco a perdonare mio fratello. Mi ha umiliato davanti a tutti.”
Ryōan gli porse una ciotola piena d’acqua fino all’orlo. “Portala nel giardino, senza versarne una goccia.”
Il monaco avanzò piano, gli occhi fissi sulla superficie tremante. Ogni passo era una lotta: il ricordo dell’offesa riemergeva, e la mano si irrigidiva.
Quando tornò, il maestro gli chiese: “Hai visto i ciliegi?”
“No, maestro. Ho guardato solo la ciotola.”
Ryōan annuì. “Così fai con il torto. Lo stringi per non perderlo, e perdi il giardino.”
Poi prese la ciotola e la rovesciò nel fiume. L’acqua si mescolò all’acqua senza rumore.
“Perdonare,” disse, “non è dire che l’altro aveva ragione. È smettere di portare la ciotola. Quando la mano si apre, torni a vedere i ciliegi.”
Racconto Zen