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Open di Lombardia 2026 - Gerenzano (VA)
Open di Lombardia 2026 - gara PGS di Karate in programma il 22 novembre 2026.
I dettagli ufficiali dell'evento, gestito dalle Polisportive Giovanili Salesiane (PGS) - Settore Arti Marziali Lombardia, sono i seguenti:
• Luogo: Gerenzano (Varese) presso il Palazzetto dello Sport in Via Inglesina n. 37.
• Orario: Dalle ore 9:00 alle ore 18:00.
• Caratteristiche: Si tratta di una competizione aperta a tutti gli Enti di Promozione Sportiva (EPS) che applica il regolamento ufficiale FIJLKAM.
Kata Chinte
Storia, Kyusho e segreti di Okinawa
1. Significato dei Kanji e del Nome
Il kata Chinte (珍手), conosciuto anche come Chinti nella lingua nativa di Okinawa, è una delle forme più antiche e singolari del karate tradizionale. Nelle fonti giapponesi, il nome viene scomposto in due ideogrammi:
• 珍 (Chin): Raro, insolito, curioso o straordinario.
• 手 (Te / Ti): Mano (nel contesto marziale di Okinawa, indica la tecnica o l'arte stessa).
La traduzione letterale comunemente accettata dai maestri giapponesi è 'Mani Rare' o 'Tecniche di Mano Insolite', dovuto proprio alla presenza di colpi ed esecuzioni che non si trovano in quasi nessun altro kata standard del karate moderno.
2. Origini Storiche: Il Lignaggio di Tomari
Le ricerche storiche condotte a Okinawa inseriscono Chinte stabilmente nel nucleo del Tomari-te (lo stile sviluppatosi nella città portuale di Tomari).
L'influenza cinese: Le fonti okinawensi concordano sul fatto che il kata derivi originariamente dalle arti marziali della Cina meridionale, nello specifico della provincia del Fujian. La leggenda locale narra che un marinaio o un emissario cinese (spesso associato nei miti al nome Annan o Lau) fece naufragio nei pressi di Tomari e insegnò queste tecniche ai praticanti locali per ringraziarli dell'ospitalità.
I primi maestri: Il kata venne preservato e tramandato inizialmente da influenti maestri della zona di Tomari come Matsumora Kōsaku (1829–1898) e Oyadomari Kokan (1827–1905). Successivamente, entrò nel curriculum del maestro Ankō Itosu (1831–1915) di Shuri, che ne modificò parzialmente la struttura per integrarlo nel sistema educativo moderno delle scuole di Okinawa.
3. La Diffusione nel Giappone Continentale
Negli anni '20 del Novecento, quando il karate fu esportato da Okinawa al Giappone continentale, due figure chiave portarono con sé questo kata nei rispettivi stili:
1. Kenwa Mabuni: Fondatore dello Shitō-ryū, mantenne la forma di Chinte molto vicina all'originale okinawense, preservando la fluidità, le posizioni corte e le traiettorie circolari tipiche delle origini cinesi.
2. Gichin Funakoshi: Fondatore dello Shōtōkan, introdusse il kata a Tokyo. Nel tentativo di 'giapponesizzare' la disciplina, Funakoshi propose di rinominare il kata Shoin (松陰, 'Ombra del Pino'), ma a differenza di quanto accadde per Chintō (Gankaku) o Pinan (Heian), il cambio di nome non attecchì e la forma mantenne la denominazione originaria di Chinte.
4. Analisi e Caratteristiche Tecniche
Chinte si distingue radicalmente dalla maggior parte dei kata moderni per la predilezione di movimenti circolari e ravvicinati, anziché puramente lineari e basati sulla massima potenza geometrica.
Caratteristica Descrizione Tecnica
Punti di Pressione Il kata non punta sulla forza bruta, ma sull'efficacia millimetrica contro i punti vulnerabili del corpo (Kyusho).
Nihon Nukite Attacco con due dita a forbice diretto espressamente agli occhi dell'avversario.
Nakadaka-ken Uso del pugno con la nocca del dito medio sporgente, ideale per penetrare i tessuti molli.
Hasami-zuki Il 'pugno a forbice', un attacco simultaneo circolare che stringe i fianchi o le tempie del rivale.
Il Mistero dei Tre Saltelli Finali (Yori-ashi)
Una delle peculiarità più discusse riguarda la fine del kata nello stile Shōtōkan, che si conclude con tre saltelli all'indietro tenendo le mani sovrapposte. Mentre nelle varianti Shitō-ryū e Shōrin-ryū classiche questi saltelli non esistono (il kata prosegue con altre tecniche di combattimento o chiude diversamente), nello Shōtōkan furono introdotti per motivi logistici e sportivi: servivano a far ritornare il praticante esattamente sul punto di partenza (Embusen) all'interno dei dojo al chiuso o sui tatami di gara.
5. Mappatura Dettagliata dei Kyusho (Punti di Pressione)
Chinte è considerato un vero e proprio trattato di Kyusho-jutsu (急所術, l'arte dei punti vitali). Di seguito le tecniche e i bersagli specifici:
• Nihon Nukite (二本貫手): Target principale: Ganki / Me (眼肌 / 目 - Gli Occhi), specificamente il punto Seimei (晴明), situato nell'incavo interno dell'occhio vicino alla radice nasale. Colpire questo punto distrugge istantaneamente l'iniziativa dell'aggressore senza richiedere condizionamento osseo.
• Nakadaka Ippon-Ken (中高一本拳): Target principali: Jinchū (人中 - il philtrum sotto il naso), Uto (烏兎 - la radice del naso tra le sopracciglia), Gekon (下昆 - l'area submentale sotto la mascella) e Suigetsu (水月 - il plesso solare). L'impatto concentrato stimola violentemente il nervo trigemino sul viso, o provoca il blocco del diaframma sul plesso solare.
• Hasami-zuki (鋏突き): Target principali: Kasumi (霞 - le tempie) o Inazuma / Kyōei (稲妻 - i nervi intercostali sotto le ascelle). L'applicazione alle tempie genera un trauma bilaterale speculare che induce il KO; l'attacco ai fianchi stimola il meridiano della milza e causa paralisi respiratoria temporanea.
• Teishō-uchi (底掌打ち): Target principali: Chin (顎 - la mandibola) e Dokko (独鈷 - la fossa dietro il lobo dell'orecchio). Un colpo inferto al punto Dokko agisce direttamente sul nervo facciale e sul sistema vestibolare, distruggendo istantaneamente l'equilibrio della vittima.
6. Approfondimento Bunkai Nascosto: Il Tuite nelle Tecniche Iniziali
I movimenti di apertura di Chinte, spesso interpretati nelle scuole sportive come semplici parate o doppi pugni statici, nascondono nel karate tradizionale di Okinawa sequenze complesse di Tuite (掴手 - l'arte delle prese, leve e manipolazioni articolari).
La Sequenza dello Yoī (Saluto e Guardia Iniziale)
Nello Yoī iniziale, le mani si posizionano sovrapposte davanti al bacino, con i pugni chiusi e i pollici incrociati. Nelle scuole di Tomari, questa non è una posa cerimoniale, ma una liberazione da una presa simmetrica ai polsi. Ruotando i polsi verso l'interno e spingendo le nocche verso il basso, si applica una leva radial-ulnare che costringe l'aggressore ad aprire le mani.
Il Doppio Pugno Circolare Avanzante (Bunkai dei Primi Passi)
Dopo l'apertura, il kata esegue una serie di avanzamenti con parate apparentemente doppie che convergono. Nel Bunkai tradizionale di Okinawa:
1. L'Aggancio (Presa): L'avversario porta un attacco di pugno o tenta un afferraggio al bavero. La prima mano esegue una deviazione circolare interna, non limitandosi a respingere il braccio, ma afferrando saldamente il polso dell'aggressore (Kakie).
2. La Leva Articolare (Tuite): Mentre il braccio bloccato viene tirato verso il proprio fianco attivando il Gamaku, l'altra mano del praticante penetra sotto l'ascella o dietro il gomito dell'avversario. Eseguendo una torsione simultanea delle braccia in direzioni opposte, si crea una leva iperestensiva sul gomito (Kansetsu-waza) o una chiave articolare alla spalla.
3. La Transizione al Kyusho: Una volta sbilanciato o immobilizzato l'arto dell'aggressore tramite il Tuite, lo spazio creato espone direttamente i punti di pressione scoperti (come i nervi del collo o il plesso solare), pronti per essere colpiti con il Nakadaka-ken.
7. La Meccanica Corporea Tradizionale di Okinawa: Generazione dell'Energia
Per rendere efficaci i colpi su punti di pressione minimi in uno spazio ristretto, Chinte non si affida alla spinta lineare della gamba posteriore (tipica dello Shōtōkan moderno), ma utilizza i principi biomeccanici nativi di Okinawa.
Il Gamaku (腹幕 - L'Uso dei Fianchi e del Core)
Il Gamaku è un termine del dialetto di Okinawa (Uchinaguchi) che indica la gestione della muscolatura profonda dell'addome, dei lombi e del bacino. Nelle tecniche a corta distanza di Chinte, la stabilità e la forza d'impatto non derivano dall'ampiezza della posizione, ma da una contrazione e torsione infinitesimale del Gamaku. Questo permette di 'ancorare' la struttura corporea al suolo al momento dell'impatto, trasferendo tutta la massa del tronco nel colpo senza bisogno di caricamento visibile.
Il Kime attraverso il Nenti (Torsione Muscolare e Rilassamento)
In Chinte, il Kime (focalizzazione dell'energia) differisce dai kata basati sulla pura forza muscolare. Trattandosi di colpi di precisione come il Nihon Nukite o il Nakadaka-ken, la tensione rigida distruggerebbe la velocità e la traiettoria. La meccanica corretta prevede:
• Rilassamento Dinamico: Il braccio si muove in uno stato di rilassamento totale ed elasticità fluida (caratteristica originaria del Tomari-te), permettendo al colpo di viaggiare alla massima velocità cinetica.
• Contrazione a Impulso: I muscoli e le articolazioni subiscono una torsione a spirale (Nenti) durante il tragitto. Solo un millisecondo prima dell'impatto sul punto di pressione, il corpo si irrigidisce istantaneamente come il marmo tramite l'attivazione del Gamaku, per poi rilassarsi immediatamente dopo.
Le Posizioni Corte: Shiko-Dachi e Moto-Dachi
A differenza delle ampie posizioni stabili e distanti del karate sportivo, la versione okinawense e Shitō-ryū di Chinte predilige il Moto-dachi (posizione fondamentale corta) e lo Shiko-dachi (posizione del lottatore di sumo corta). Queste basi consentono una mobilità multidirezionale fulminea a 360 gradi e permettono al baricentro di oscillare verticalmente per generare energia ondulatoria (principio del Chinen), ideale quando si combatte a distanza di clinch o afferra
Vivi senza aspettative
Vivi senza aspettative.
Affrontare la vita con aspettative porta inevitabilmente alla frustrazione, sempre e comunque.
L'aspettativa è la causa alla radice della frustrazione.
Solo se ti muovi senza aspettative, troverai qualcosa;
altrimenti la tua mente pretenderà sempre qualcosa,
si aspetterà sempre qualcosa:
"Questo dovrebbe essere così, e quello dovrebbe essere cosà".
E nel mondo nessuno deve in alcun modo, corrispondere a ciò che tu pretendi, esigi, consideri giusto.
Osho