Corso di specializzazione sui Kata



2019-2020
Corso di specializzazione sui kata

Le 18 lezioni di specializzazione sui Kata si tengono nella palestra della Scuola di Karate Tradizionale BUSHIDO di via Verga a Cinisello Balsamo (MI) dalle ore 20:30 alle ore 22:00:
  • Venerdì - 4 Ottobre 2019
  • Venerdì - 18 Ottobre 2019
  • Venerdì - 8 Novembre 2019
  • Venerdì - 22 Novembre 2019
  • Venerdì - 6 Dicembre 2019
  • Venerdì - 20 Dicembre 2019
  • Venerdì - 10 Gennaio 2020
  • Venerdì - 24 Gennaio 2020
  • Venerdì - 7 Febbraio 2020
  • Venerdì - 21 Febbraio 2020
  • Venerdì - 6 Marzo 2020
  • Venerdì - 20 Marzo 2020
  • Venerdì - 3 Aprile 2020
  • Venerdì - 24 Aprile 2020
  • Venerdì - 8 Maggio 2020
  • Venerdì - 22 Maggio 2020
  • Venerdì - 5 Giugno 2020
  • Venerdì - 19 Giugno 2020




2018-2019
Corso di specializzazione sui kata Jiin e Chinte

Venerdì 7 Giugno 2019 è terminato il corso avanzato di studio dei Kata Jiin e Chinte.
Di seguito le considerazioni finali su questi due bellissimi ed intensi kata:


Jiin - Suolo del tempio dell'amore di Budda

Jiin può essere interpretato come "Amore e ombra", con alcuni che preferiscono la traduzione di "Suolo del tempio (dell'amore di Budda)". Gichin Funakoshi chiamò il kata "Shokyo" che si traduce come "Ombra dei pini", ma questo nome non fu mai adottato dai suoi studenti. Jiin, insieme a Jion (del quale ha una chiara somiglianza) e Jitte vengono talvolta chiamati i Kata del Tempio (cinese). Tutti e tre i Kata usano tecniche simili e tutti e tre iniziano nella posizione "Saluto Ming" (palmo sul pugno). Jiin è un kata relativamente semplice, senza tecniche particolari.
La sua tecnica principale è il kosa-uke (uchi-uke/gedan-uke), simile alla tecnica iniziale di Jion, con la sola differenza che in Jiin, gedan-uke (anziché uchi-uke) viene eseguito sulla gamba anteriore.
Jiin contiene una caratteristica insolita per un kata Shotokan: per finire sul punto di partenza, il karateka deve ritirare la gamba sinistra, un'azione non conforme alla procedura dei kata codificati dalla JKA. Se il praticante ritira la gamba destra, come di solito accade quando si finisce in kiba-dachi, il punto di partenza non sarà raggiunto. Probabilmente per questo motivo è stato deciso di rimuoverlo dal programma JKA, lasciando 25 kata anziché 26.
E' comunque importante ricordare che iniziare e finire nello stesso punto l'esecuzione del kata è un concetto relativamente nuovo adottato dalla JKA, e quindi per lo stile Shotokan, solo per standardizzare il giudizio nelle competizioni.

Chinte - Mano rara

Kata cinese noto in Giappone come mano rara. In origine era denominato Chintei o Shoin.
Come per la maggior parte dei kata, anche per Chinte esiste un'opinione piuttosto contrastante sulla sua origine. Alcuni sostengono che questo kata sia molto antico, originario della Cina, mentre altri sostengono che Chinte derivi da una danza popolare di Okinawa.
Indipendentemente dalle origini del kata, molti attribuiscono a Yasutsune "Anko" Itosu la scoperta di questo kata. Chinte, che significa "Mano rara" oppure "Mani insolite" o "Mani incredibili", prende il nome dalla sequenza di tecniche portate con le mani uniche e raramente riscontrate nei kata. Queste tecniche, che non compaiono in nessun altro kata includono: tate-zuki, nakadaka-ippon-ken, nihon-nukite e hasami-zuki. Le tecniche non comuni includono gedan-mawashi-haito, presente sia nel Gojushiho, sia kentsui-tate-mawashi-uchi, che si verifica solo in un altro kata, Heian Shodan. I tre piccoli saltelli alla fine del kata gli forniscono probabilmente l'aspetto più insolito e sembrano radicalmente diversi da tutti gli altri movimenti Shotokan.
Sebbene siano movimenti apparentemente molto semplici, sono in realtà difficili da eseguire con grazia. L'applicazione di questi saltelli all'indietro non è assolutamente chiara: si dice che siano dei semplici movimenti di ritirata, ma è opinione comune che i saltelli siano stati aggiunti in seguito per consentire al karateka di riguadagnare il punto di partenza del kata, e in particolare, ed ancora una volta, per le competizioni.
Chinte offre diverse difese che sono più adatte a persone di dimensioni contenute. I gomiti, le mani "a lancia" e i colpi con il palmo possono essere tecniche molto potenti, anche se eseguite da un individuo piccolo, a condizione che vengano utilizzate per colpire aree vitali. Molte delle tecniche di Chinte sono circolari o angolari e richiedono finezza e precisione e non forza bruta.
Quando si pratica Chinte, ci si dovrebbe sentire come le onde del mare, all'inizio è calmo, poi "fluire e rifluire" come i venti che cambiano per diventare una tempesta e, infine, con gli ultimi tre salti, ritornare come la marea che si allontana dopo la tempesta per riportare tutto in tranquillità.
La pratica di questo kata insegna ad essere fluidi, ad adattarsi all'avversario piuttosto che di opporsi, e di riuscire ad avventarsi contro l'avversario con la devastazione di un'onda di marea. Come molti kata Shotokan, Gichin Funakoshi ha cercato di cambiargli il nome. Per Funakoshi questo kata doveva chiamarsi "Shoin" (luogo di studio all'interno di un tempio) ma questo nuovo nome non fu mai veramente accettato dai suoi studenti, e quindi Chinte rimane con il suo nome antico.



2017-2018
Corso di specializzazione sui kata Gojushiho Sho e Gojushiho Dai

Venerdì 30 Giugno 2018 è terminato il corso avanzato di studio dei Kata Gojushiho Sho e Gojushiho Dai.
Di seguito le considerazioni finali su questi due bellissimi ed intensi kata:


Gojushiho Sho
Nome okinawense: Useishi

Gojushiho, o "Useishi" ("La Fenice", come è noto a Okinawa) è uno dei kata accreditati al Maestro Sokon Matsumura. Ovviamente non si ha certezza se Matsumura abbia appreso questo Kata nei suoi viaggi in Cina oppure se il kata fosse il suo capolavoro finale come fusione di tutte le sue abilità e conoscenze. Gojushiho è tradotto semplicemente come "Cinquantaquattro passi piccolo", passi non intesi come "passi reali" ma come "passaggi" in riferimento al numero di passaggi o movimenti nel kata originale. Si dice che sia stato il Maestro Anko Itosu, studente di Matsumura, a creare le due versioni del kata: una versione Dai (grande) e una versione Sho (piccola). Entrambe le versioni sono molto avanzate e piuttosto lunghe. Essendo etichettato Sho come kata più piccolo, ci si aspetterebbe che Gojushiho Sho avesse un enbusen più corto e con meno movimenti rispetto al suo omologo Gojushiho Dai ma in realtà scopriamo che Gojushiho Sho è molto simile al suo omologo.
A differenza degli altri Kata di Anko Itosu, come il Bassai e il Kanku (che sappiamo essere kata completamente nuovi sviluppati usando kata precedenti come modello), i due kata Gojushiho sono quasi certamente due diverse varianti dello stesso kata. Entrambi i kata iniziano con mizu-nagare-uraken-kamae, una postura elegante che dimostra grazia e determinazione. Entrambi i kata fanno molto affidamento sull'uso delle dita per i colpi.
Quasi identici, questi kata differiscono nell'esecuzione di alcune tecniche che li caratterizzano: Per Gojushiho Sho è il gruppo di movimenti ryuun (nuvole fluenti) costituito da ryuun-no-uke, seguito da haishu-osae-uke/shuto-gedan-barai e che termina con il triplo shihon-tate-nukite.

L'obiettivo principale è di eseguire ryuun-no-uke il più agevolmente e graziosamente possibile e di ruotare le tecniche di nukite in modo rapido e preciso.

Gojushiho Dai
Nome okinawense: Useishi

Gojushiho Dai, o "Cinquantaquattro passi grande", è il più complesso dei due kata Gojushiho.
I movimenti supplementari in confronto al suo gemello possono essere giustificati dall'inclusione di due tecniche in Gojushiho Dai che non sono presenti in Gojushiho Sho: koko-sukui-uke/tsukidashi e washide. Washide, o "mano d'aquila", è un attacco preciso che usa tutte e cinque le punte delle dita premute insieme nella forma del becco di un uccello per colpire i punti di pressione dell'avversario. Al di fuori di questo kata, la tecnica washide non esiste in nessun altro kata di stile Shotokan.
Gojushiho Dai viene caratterizzato ​​dalle tecniche kitsutsuki-no-kamae, keito-nagashi-uke e otoshi-ippon-nukite.
In sostanza, le tecniche ryuun (nuvola fluente) di Gojushiho Sho sono sostituite dalle kitsutsuki (picchio).
Il grande movimento delle ryuun-no-uke sono sostituite dal meno ampio keito-uke. Il lungo shihon-tate-nukite è sostituito da un più breve otoshi-ippon-nukite e i grandi zenkutsu-dachi e kokutsu-dachi sono sostituiti dal neko-ashi-dachi molto più piccolo.
Gojushiho Dai ha più tecniche eseguite in neko-ashi-dachi di qualsiasi altro kata Shotokan e insieme a Unsu, è uno dei due soli kata Shotokan che non hanno affatto posizioni kokutsu-dachi (escludendo ovviamente i Tekki).
Uno degli aspetti più difficili di questo kata si verifica quando si cambia direzione da un neko-ashi-dachi all'altro.
Un tempo Gichin Funakoshi provò a cambiare il nome del kata in Hotaku, che significa "picchio", a causa della frequenza dei colpi di percussione che lo caratterizzano (alcuni considerano il vero colpo del picchio come ryo-kentsui-koho-hasami-uchi) ma per ragioni sconosciute, il nome Hotaku non è mai stato accettato e pertanto i due kata hanno mantenuto il "semplice" nome antico Gojushiho.
Per studiare a fondo questo Kata si rende necessario comprendere le aree vitali dell'avversario per capire come utilizzare realmente le tecniche di colpire con le dita.