L'altra faccia del Giappone

Il Giappone è un paese meraviglioso e la sua cultura è veramente speciale, ma visitando questa magnifica terra ci si rende conto di come ad un’organizzazione così perfetta si contrappone un mondo fatto anche di forti contraddizioni.


La lingua inglese

Fabio e Luca in una delle strade più famose del quartiere di Shibuya

La prima delle contraddizioni delle quali ci si accorge appena arrivati all'aereoporto è che i giapponesi non parlano inglese. Sembrerebbe incredibile ma è così: nonostante i giapponesi siano estremamente avanti nella tecnologia e le loro aziende siano quasi sempre all'avanguardia, gli abitanti del Giappone non conoscono la lingua inglese.
I giapponesi usano due alfabeti molto complessi e di fronte ad una semplice richiesta (mostrando per esempio un indirizzo nella loro lingua) vengono praticamente messi in difficoltà. In realtà conoscono bene la loro grammatica ma dato che alcuni dittonghi risultano anche per loro impronunciabili, in una situazione d’imbarazzo preferiscono il classico linguaggio dei gesti.
 

L'educazione a tavola

L’educazione orientale in generale è veramente encomiabile.
I giapponesi hanno un’attenzione verso il prossimo davvero unica, con sorrisi, inchini e grandi attenzioni.
Però al ristorante ci si rende conto che praticamente tutti, tanto per fare un esempio, mangiano il ramen con un rumore di "risucchiamento" che per noi occidentali non è assolutamente piacevole.

Un signore molto posato ma troppo rumoroso


La mancanza di microcriminalità

Questa "contraddizione" invece è fortemente positiva. In Giappone e in particolare a Tokyo non esiste la microcriminalità. In Giappone si riversano nelle strade a tutte le ore del giorno (e della notte) una innumerevole quantità di persone di moltissime etnie diverse, ma camminando per le città si ha sempre una sensazione di tranquillità e protezione.

Si possono vedere ragazzi che dormono tranquillamente in metropolitana con il telefonino appoggiato sulle gambe.
Le borse sono sempre aperte e non è raro vedere i portafogli spuntare dalle tasche. Di notte è una cosa normale vedere donne che passeggiano da sole.

Una "Mercedes" lasciata con la portiera (destra) spalancata

Anche nella periferia di Tokyo la sensazione è la stessa. E' veramente una consuetudine vedere i bambini (anche piccoli) tornare a casa da scuola, con la loro cartella sulle spalle, da soli. Non ultimo sono le automobili, che parcheggiate vicino a casa vengono lasciate spesso con le portiere addirittura spalancate.



Fukushima

Una volta veniva chiamata "Shinobu-no-sato," villaggio di Shinobu. Nel XII secolo, il signore feudale Suginome Taro costruì il castello Suginome e il villaggio cominciò a svilupparsi attorno al castello di Fukushima. Durante il periodo Edo, Fukushima cominciò a prosperare grazie alla produzione di seta e dei suoi tessuti e il suo nome divenne famoso anche a Kyoto. Dopo il "Rinnovamento Meiji" nel 1868 un ufficio della prefettura venne stabilito a Fukushima e la Banca del Giappone stabilì un ufficio nella città. Questa è stata la prima banca nazionale nella regione di Tōhoku.
La città venne fondata il 1º aprile del 1907. Il 1º luglio del 2008 la località di Iino, che apparteneva al Distretto di Date, venne annessa alla città di Fukushima. La città ha assunto un'improvvisa notorietà mondiale quando, a seguito del terremoto dell'11 marzo 2011 si è verificato un grave incidente alla centrale nucleare situata a 60 chilometri di distanza. I livelli di radiazioni raggiunti, malgrado non abbiano portato all'evacuazione dell'abitato, hanno indotto la popolazione a rimanere in casa la sera, riducendo le attività economiche notturne in città. (Da Wikipedia)


Una delle strade principali della città.
Le auto sono rimaste dove sono state abbandonate.
La natura si sta reimpossessando del territorio.