Kata



Il Kata è l'essenza del Karate. Un Kata contiene sia l'aspetto fisico che quello mentale del praticante. Attraverso esercizi che esaltano la qualità del gesto tecnico si arriva al controllo ottimale del corpo. Questi esercizi sono codificati ed utilizzati in una simulazione di autodifesa contro avversari immaginari.


Il vero significato del Kata

In realtà il Kata non è una semplice sequenza di tecniche da portare con un tempismo ed una forza precisa, il Kata è una codifica, il più delle volte criptica, che si svela al Karateka solo dopo anni di dedizione e di allenamento. Nella lingua giapponese Kata significa "Forma", ma la sua essenza non si riduce al solo aspetto estetico. La ricerca della perfezione nelle posizioni, negli spostamenti, nelle tecniche, nei tempi di esecuzione e nell'atteggiamento mentale ha come fine ultimo la ricerca di se stessi attraverso la massima efficacia nell'esecuzione delle tecniche.

Tecnicamente  rappresenta il metodo basilare per poter progredire nella conoscenza del Karate poiché racchiude sia lo studio delle tecniche fondamentali del kihon sia la tattica del kumite rispettando il ritmo rappresentato dal concetto di spazio-tempo nella ricerca della distanza.

Nel Kata non c'è niente di superfluo e solo un costante e serio allenamento coadiuvato dall'aiuto indispensabile del proprio Maestro può permettere al Karateka di carpirne il significato. Nel Kata ogni movimento è stato studiato per tramandare i principi fondamentali e le strategie dalla realtà dei combattimenti creando così un concentrato di tecniche di studio assolutamente fondamentale e irrinunciabile.


Lo Shorei e lo Shorin


I Kata tradizionali sono stati originati da due stili antichi, lo Shorei e 
lo Shorin.

Nello Shorei, tipicamente duro, dato che prevale una maggiore staticità e potenza fisica è ideale per combattimenti ravvicinati, mentre lo Shorin, improntato sull'agilità e velocità di spostamento, si rivela efficace per i combattimenti a distanza. Nel corso dei secoli i due stili si sono fusi dando forma ad alcuni Kata la cui origine è ora di difficile catalogazione.

Il Maestro Funakoshi riteneva le caratteristiche dei due stili necessarie in egual misura al miglioramento personale e difatti nello stile Shotokan le due correnti sono entrambe pienamente rappresentate.


I Kata dello stile Shotokan


I Kata dello stile Shotokan sono generalmente ventisei (ventisette se si considera anche Gankaku-sho) e sono divisi in Kata Inferiori e Kata Superiori a secondo del diverso livello di difficoltà.


Kata fondamentali

Heian

Heian è il nome modificato da Gichin Funakoshi dei kata Pinan ideati da Anko Itosu. Secondo Funakoshi la conoscenza di questi kata permette al praticante di sapersi difendere in quasi tutte le occasioni. Inoltre questa serie di kata comprende quasi tutte le posizioni di base del karate Shotokan. In origine questi kata si chiamavano Pinan o Ping-nan e furono creati da Anko Itosu (1830-1915) maestro, insieme ad Anko Azato di Gichin Funakoshi, altri fanno risalire l'origine di questi kata al maestro cinese Koshokun (Kushanku) creatore di Kanku-dai. Si crede anche che Ping-nan sia la città cinese di provenienza del maestro In Shu Ho e che questi fosse residente in Okinawa in un villaggio di Tomari nella seconda metà dell’800. Si ritiene che In Shu Ho abbia insegnato a Bushi Matsumura (1797-1889) le due forme chiamate ch’ang-an (pace e tranquillità nella lingua cinese) e che lo stesso Matsumura avesse scorporato le due forme insegnatigli in tre forme, poi insegnate al suo allievo Itosu. Itosu divise ancora i tre kata nelle cinque forme esistenti, aggiungendovi alcune tecniche di kanku dai. Lo stesso Hi Shu Ho aiutò Itosu nella stesura dei kata, dopo la scomparsa di Matsumura. La serie dei cinque pinan vide la luce tra il 1897 ed il 1901. Questi kata di area shorin, furono ben presto introdotti nelle scuole okinawesi, ma prima di tale introduzione Itosu sperimentò l’efficacia didattica sui suoi stessi allievi e, accortosi che l’esecuzione a mani aperte fosse molto pericolosa per gli studenti, stabilì che l’esecuzione dei kata dovesse avvenire con le mani chiuse a pugno.

Heian Shodan
Mente pacifica - Primo livello (Stile Shorin)
Nome antico: Pinan shodan o Ping-nan shodan

Heian Nidan
Mente pacifica - Secondo livello (Stile Shorin)
Nome antico: Pinan nidan o Ping-nan nidan

Heian Sandan
Mente pacifica - Terzo livello (Stile Shorin)
Nome antico: Pinan sandan o Ping-nan sandan

Heian Yondan
Mente pacifica - Quarto livello (Stile Shorin)
Nome antico: Pinan yondan o Ping-nan yondan

Heian Godan
Mente pacifica n. 5 (Stile Shorin)
Nome antico: Pinan godan o Ping-nan godan


Tekki
Il nome originale di questi kata era in okinawese naihanci, kata di area shorei dal significato “lottare al fianco”. L’attuale definizione è dovuta a Gichin Funakoshi. La posizione caratteristica del kata Tekki è Chiba Dachi, posizione del cavaliere.

Tekki Shodan
Cavaliere di ferro - Primo livello (Stile Shorei)
Nome antico: Naihanchi
Tekki Nidan
Cavaliere di ferro - Secondo livello (Stile Shorei)
Tekki Sandan
Cavaliere di ferro - Terzo livello (Stile Shorei)
Nome antico: Naihanchi

Kata Sentei


Bassai-dai
Rompere la fortezza (Stile Shorin)
Nome antico: Passai o Patsai
Kata di area shorin, noti ad Okinawa come passai o patsai, il cui significato originario è rompere in pezzi. In Giappone, sempre ad opera di Gichin Funakoshi, come per tutti gli altri kata shotokan, il cambio del nome significò tempesta sulla fortezza o penetrare in una fortezza. Il kata Bassai contiene molti movimenti di parata delle braccia, i quali suggeriscono la sensazione di spostarsi da una posizione di svantaggio ad una vantaggiosa.

Kanku-dai
Scrutare il cielo (Stile Shorin)
Nome antico: Kushanku
l nome originale di questo kata era quello del delegato militare cinese Ku Shanku che lo introdusse ad Okinawa nel ‘700. Altri nomi di questo kata sono kosokun e kwanku, il cui significato è guardare al cielo, poiché è questa l’immagine che ci viene proposta dalle tecniche di inizio del kata. Il kanku sho è un kata di recente realizzazione, dovuta a Anko Itosu.

Jion
Amore di Budda e riconoscenza (Stile Shorei)
Nome antico: Jion-ji
l nome originale Jion-ji significava ad Okinawa suono del tempio. In Giappone amore e grazia. In definitiva il nome chiaramente indicava il tempio shaolin cinese in cui ebbe forma primaria il kata.


Enpi
Volo di rondine (Stile Shorin)
Nome antico: Wanshu
Volo di Rondine, che sintetizza il tempo di questo Kata che copia dal volo di questo volatile la sua irregolarità.Si dice che fu introdotto per il Sappushi Wanshu, ed era praticato nella regione di Tomari: Si ritiene che sia stato influenzato dal Kempo cinese. Più tardi fu insegnato dal M° Sanaeda seguito dal M° Matsumura. Il M° Funakoshi nel suo "Karate-Kenpo delle Ryu-Kyu" descrive che ha 40 movimenti e conferma l'origine di Tomari.

Hangetsu
Mezza luna (Stile Shorei)
Nome antico: Seisan
Kata okinawese della scuola shorei, il cui nome originale seisan significa tredici mani, segue, unico tra i kata, le scuole interne dello shaolin-quanfa, base originaria dello shotokan. In Giappone è chiamato hangetsu, mezzaluna, in quanto i movimenti frontali del kata richiedono di iscrivere semicerchi con le mani e con i piedi.


Kata Superiori


Bassai-sho
Rompere la fortezza (Stile Shorin)
Nome antico: Passai o Patsai
Kata di area shorin, noti ad Okinawa come passai o patsai, il cui significato originario è rompere in pezzi. In Giappone, sempre ad opera di Gichin Funakoshi, come per tutti gli altri kata shotokan, il cambio del nome significò tempesta sulla fortezza o penetrare in una fortezza. Il kata Bassai contiene molti movimenti di parata delle braccia, i quali suggeriscono la sensazione di spostarsi da una posizione di svantaggio ad una vantaggiosa.

Jitte
Dieci mani (Stile Shorei)
Nome antico: Jutte
Kata okinawese che significa mano del tempio. In Giappone viene chiamato anche Jite o Jutte, significa, che se ben appreso una persona può far fronte a 10 avversari.
Altre fonti sostengono che il nome deriva dalla parata Yama Uke che compare nel Kata e che ricorda la sagoma di un Jitte (Sai).Tecniche di difesa contro il Bastone.


Gankaku
Gru su una roccia (Stile Shorin)
Nome antico: Chinto
In origine il kata si chiama Chinto, il cui significato a Okinawa era lottare contro l’est o dove sorge il sole. Altra definizione del nome è quella del marinaio che dalla Cina lo introdusse ad Okinawa. Gankaku è un kata shorin che richiede grande equilibrio e la sua caratteristica principale è la posizione su di una gamba che si assume svariate volte, prima di eseguire yokogeri e uraken


Gankaku-sho
Gru su una roccia (Stile Shorin)
Nome antico: Chinto
Seconda versione del kata Chinto a carattere più rievocativo. In realtà assomiglia a Gankaku ma non lo è realmente. Il Maestro Kanazawa Hirokazu ha cominciato ad insegnare questa versione di Chinto sotto il nome di Gankaku-Sho. E' possibile vedere questo Chinto nel libro di Nagamine Shoshin sul karate di Shorin-Ryu.


Kanku-sho
Scrutare il cielo  (Stile Shorin)
Nome antico: Kushanku
l nome originale di questo kata era quello del delegato militare cinese Ku Shanku che lo introdusse ad Okinawa nel ‘700. Altri nomi di questo kata sono kosokun e kwanku, il cui significato è guardare al cielo, poiché è questa l’immagine che ci viene proposta dalle tecniche di inizio del kata. Il kanku sho è un kata di recente realizzazione, dovuta a Anko Itosu.

Sochin
La grande calma (Stile Shorei)
Nome antico: Hakko
Kata shorin di Okinawa, della scuola di Haragaki, chiamato hakko che significa grande vincitore, mentre in Giappone significa forza tranquilla. Il kata sochin rappresenta il legame tra il karate e la divinità buddista Fudo. Infatti la posizione principale del kata è fudo-dachi (sochin-dachi) ed è la posizione assunta da Fudo (statua) posta di guardia al tempio Todai-ji, dove si riscontra la guardia protettiva basata sulla credenza di difendere una causa giusta.

Unsu
Mani come le nuvole (Stile Shorin)
Il nome significa « le mani come le nuvole ». Di incerta origine cinese antica era praticato a Okinawa nel gruppo di Niigaki o Haragaki, insieme ai kata Sochin e Nijushiho, adottato in Giappone dallo Shotokan e dallo Shito. Per affrontare Unsu è necessario la conoscenza di una quindicina di kata, tra cui Bassai, Jion, Jitte e Gankaku. Ha un ritmo particolare, velocità alterne, qualche rottura di cadenza e tecniche specifiche. Richiede un forte equilibrio psico-fisico. Usa Neko-ashi-dachi, che è quasi assente negli altri kata shotokan, come pure mawashigeri, anche se tirato da terra. Questa tecnica, introdotta da Yoshitaka Funakoshi è assente da tutti i kata shotokan, mentre è un’idea originale shaolin.


Nijushiho
Ventiquattro passi (Stile Shorei)
Nome antico: Niseishi
Kata okinawese della scuola Haragaki, similare di Unsu.


Gojushiho
Kata okinawese della scuola di Anko Itosu, chiamato anche useishi, la fenice di Okinawa. Sensei Funakoshi lo chiamò Hotaku per la sua somiglianza con un picchio con il becco acuto, che becca la corteccia di un albero.
Nella scuola del M° Kanazawa il kata inizia con lo Zenkutsu-dachi destra seguita da Chudan Kaki Wake Uke.
Il suo creatore chiamò DAI quello che includeva tre tecniche: RYU UN NO UKE, OSAE HAITO UKE e SHIHON NUKITE eseguite in sequenza.

Gojushiho-dai
Cinquantaquattro passi (Stile Shorei)
Nome antico: Ouseishi

Gojushiho-sho
Cinquantaquattro passi (Stile Shorei)
Nome antico: Ouseishi


Jiin
Nome antico: Shokyo
Tempio dell'amore di Budda (Stile Shorei)
Kata okinawese noto come suolo del tempio, conosciuto in Giappone anche come shokyo.


Chinte
Nome antico: Chintei o Shoin
Mano rara (Stile Shorei)
Kata cinese la cui storia non è nota. In Giappone è noto come mano rara. In origine era denominato chintei o shoin.


Meikyo
Specchio splendente (Stile Shorei)
Nome antico: Lorei o Rohai
Kata tomari di Okinawa, in origine chiamato rohai, si componeva di tre forme (shodan, nidan, sandan). Ad Okinawa il suo nome significa visione di un’airone bianco, mentre in Giappone significa pulizia dello specchio o specchio splendente.


Wankan
Corona imperiale (Stile Shorei)
Nome antico: Matsukase o Shofu o Hiko
Kata shorin di Okinawa, in origine chiamato in diversi modi, cioè wankuan, matsukaze, shofu, hiko. Il nome attuale è quello giapponese. Il suo significato originale è corona del re oppure fruscio del pino.



I Dieci elementi del Kata


YIO NO KISIN
Lo Stato mentale

Lo stato mentale in cui il Karateka deve calarsi nel momento che affronta il Kata, è il classico stato di concentrazione simile a quello di un cacciatore in una foresta di animali feroci, la concentrazione mentale che l'individuo assume quando si sente attaccato.

INYO
L'Attivo e il Passivo

Ricordarsi sempre durante l'esecuzione del Kata l'attacco e la difesa.

CHIKARA NO KIOJAKU
La Forza

Il modo di usare la forza e il grado di potenza da impiegare esattamente in ogni momento del Kata, in ogni posizione.

WAZA NO KANKYU
La Velocità

Il grado di velocità da usarsi in ogni tecnica del Kata, in ogni posizione.

TAINO SHIN SHOKU
La Contrazione e l'Espansione

Il grado di contrazione ed espansione del corpo in ogni posizione e tecnica del Kata.

KOKYU
La Respirazione

Si riferisce al controllo della respirazione sempre in perfetta sintonia con ogni movimento del Kata. La respirazione corretta è fondamentale nel Karate.

TYAKUGAN
Il Significato

Il significato delle varie tecniche. Il Karateka per rendere realistico il Kata deve eseguire ogni tecnica come se stesse effettivamente combattendo, ricordare il Significato di ogni movimento e visualizzarlo mentalmente, questo è di grande beneficio all'economia del Kata.

KIAI
L'unione del Corpo con la Mente

Attraverso il Kiai il Karateka esprime il suo spirito combattivo, il Kiai è parte del Kata e va eseguito nei punti prestabiliti.

KEITAI NO HOJI
La Posizione

Si riferisce alla corretta posizione da tenersi in ogni azione del Kata. Eseguire delle posizioni sempre uguali e corrette ci permette di tornare esattamente alla linea di partenza (En-Busen).

ZANSHIN
La Guardia

Restare nella guardia è lo stato mentale di allerta che si deve tenere a Kata terminato, prima di tornare nello stato mentale dello Ioi (Ioi No Kisin). Dopo aver ottenuto un perfetto Zanshin ci si rilassa e poi si effettua il saluto Rei.